Colpo di fortuna con la tradizione edile engadinese

24/12/2015

Trovarsi ai margini di una comunità paesana e riuscire comunque a offrire il proprio contributo per l’eredità culturale.

Come funziona e perché può essere un colpo di fortuna lo dimostrano gli architetti Ilona Schneider e Michel Eigensatz con un moderno complesso di edifici in legno che si rifà alla tradizionale cultura edile engadinese, reinterpretandola in chiave moderna.

Due nuove case sorgono al margine più esterno della zona di nuova costruzione. Il nucleo storico di Ardez è raggiungibile a piedi, ma anche visibilmente distante. Il vecchio villaggio e il nuovo quartiere cresceranno insieme. La Chasa Marangun con sei appartamenti da affittare è nel 2012 la prima casa sulla nuova piazza. Una circostanza che crea alcuni obblighi. Gli architetti zurighesi Ilona Schneider e Michel Eigensatz sono consapevoli del carattere pionieristico del loro progetto e ricorrono alla tradizionale costruzione engadinese per il moderno edificio ibrido in legno. Ben presto è seguito il secondo stabile per il committente; la Chasa Zupò offre dal 2015 un tetto a quattro appartamenti di proprietà. Per il progetto, gli architetti si sono occupati a lungo e intensamente della tradizione edile engadinese e dei tre livelli di pianificazione del paesaggio, dello stretto legame spaziale al villaggio e dello spazio esterno direttamente contiguo. Da questo confronto tematico alla nascita delle due moderne case in legno ci sono voluti cinque anni. Gli edifici dovevano da un lato presentare un forte legame con la cultura e dall’altro soddisfare le aspettative e le esigenze richieste a una casa moderna. Con i due stabili, la coppia di architetti si riallaccia al prototipo della casa engadinese molto semplice e arcaica. «Ciò che mancava», racconta Ilona Schneider, «erano modelli rilevanti e utilizzabili che si occupano della costruzione contemporanea in Bassa Engadina.» Compartimenti engadinesi. Punto di partenza del progetto è la tipica compartimentazione della casa engadinese tradizionale. Rinunciando completamente a corridoi e passaggi, la sala da pranzo con cucina diventa il centro dell’alloggio e tutto l’appartamento dà una sensazione di ampiezza senza richiedere una superficie eccessiva. Incassato nel corpo dell’edificio, questo locale dall’aria intima riceve luce da tre lati. La loggia, che può essere vista come un’enorme finestra a forma di imbuto, dà al locale la luce diretta tipica della costruzione engadinese. Il classico soggiorno, perdendo importanza, viene impostato come piccolo locale di ritiro e si inserisce nella struttura spaziale della compartimentazione. La planimetria dell’appartamento stabilisce in misura determinante quali abitanti si incontrano quando e con quale frequenza ogni giorno. Favorisce i momenti di condivisione, permettendo comunque di avere una sfera privata e momenti di ritiro.

Ispirazione: finestra a forma di imbuto

Le tradizionali finestre a forma di imbuto sono una caratteristica delle costruzioni engadinesi. Ma gli architetti rinunciano a una ripresa formale e storicizzante di questa finestra. Al suo posto, l’elemento di collegamento strutturale necessario tra la costruzione interna in legno e l’opera muraria protettiva esterna viene realizzato in modo tale da donare alle finestre nella facciata un ritmo supplementare e fungere nel contempo da legno per la battuta delle finestre in larice.

La costruzione in legno interna influisce sulla disposizione delle finestre e sulla formulazione costruttiva dei loro dettagli. Entrambe hanno un ruolo determinante sulla caratteristica della casa. La rivisitazione a forma di imbuto che, insieme alla massa muraria, dà plasticità alle case engadinesi è qui interpretata come gradazione multipla fondata costruttivamente nel livello della facciata. Anche le imposte a soffietto – realizzate in maniera diversa nelle due case – vanno intese in questo contesto.

Rinuncia ai graffiti

Nel Canton Grigioni il graffito è un elemento molto frequente delle costruzioni storiche e nuove e fa parte della cultura edile. Tuttavia, per la Chasa Marangun e la Chasa Zupò si è volutamente rinunciato al loro impiego. Per gli architetti era troppo grande il rischio che potessero apparire posticci. Le finestre della facciata a capanna rivolta verso il villaggio sono invece incorniciate da un rilievo dal colore sfumato.

Costruzione ibrida a doppio involucro
Ilona Schneider e Michel Eigensatz hanno sviluppato una costruzione adatta rifacendosi al sistema costruttivo storico delle case engadinesi. Entrambe le case dell’ensemble – sia la Chasa Marangun terminata nel 2015, sia la Chasa Zupò costruita nel 2015 – sono realizzate con una costruzione ibrida in legno a doppio involucro. La costruzione portante interna in legno con solette in legno e calcestruzzo è rivestita da un’opera muraria esterna autoportante in mattoni e intonaco. Questo sistema costruttivo ibrido composto da una costruzione portante interna in legno e un’opera muraria autoportante esterna cerca di soddisfare le condizioni climatiche estreme dell’arco alpino. Il robusto involucro esterno aumenta la qualità della struttura muraria e prolunga la durata dell’edificio; il massiccio involucro esterno in pietra è soprattutto una protezione contro le intemperie e gli incendi. La costruzione in legno, invece, contribuisce notevolmente al comfort interno. Non è una nuova invenzione: anche le vecchie case engadinesi funzionano secondo questo principio.

Peso e dimensioni
Caratterizzanti per l’espressione architettonica degli edifici sono i frontoni in calcestruzzo, che sono stati fabbricati sul posto e posati sull’opera muraria. Con il loro peso danno alla facciata la stabilità necessaria anche per assorbire la forza del vento e alla casa il peso e le dimensioni giusti. Insieme all’intonaco rustico sono tinteggiati di bianco e proseguonofino al tetto senza copertura in lamiera. Mancando i giunti tra gli elementi, con i frontoni colati si soddisfa senza problemi anche l’ermeticità. Inoltre, in questo modo si è realizzato senza problemi la campata di 7,50 metri per la grande finestra sul paesaggio.

Coppia diversa
Fondamentalmente il sistema costruttivo dei due edifici è identico. Ma dalla prima tappa costruttiva della Chasa Marangun alla seconda fase costruttiva della Chasa Zupò ci sono stati alcuni adattamenti: mentre la Chasa Marangun è stata realizzata con una parete con montanti in legno e un involucro diagonale sul lato esterno per il rinforzo, un freno vapore sul lato interno e barre isolanti Ysox a vista, la Chasa Zupò ha ricevuto successivamente un rinforzo e un freno vapore come rivestimento OSB sui montanti del lato interno. Ciò ha avuto conseguenze anche per la costruzione del tetto, dal momento che il rivestimento OSB doveva essere continuo. Per il rivestimento del piano sottotetto si è quindi optato per assi rivestiti. Erano quindi necessari adattamenti costruttivi nelle traverse e nel solaio. Per le solette in legno e calcestruzzo si sono impiegate tavole di legno incollate. Si verificava però un problema in caso di movimenti estremi trasversali alla direzione di carico in seguito alle naturali variazioni di umidità nel corso dell’anno: questi movimenti sono ora compensati da elementi di 28 centimetri (7x4 cm) con soluzione con dadi e molle. Questi elementi sono determinanti per la strutturazione dei solai già forniti e allestiti con le superfici finite. Anche il diverso comportamento di assestamento della costruzione in legno e dell’opera muraria ha rappresentato delle sfide per la coppia di architetti che hanno potuto essere superate con formazioni costruttive nel settore delle finestre e dei tetti. Le forze telluriche orizzontali possono essere deviate nei vani scala di calcestruzzo attraverso le solette in legno e calcestruzzo.

Un colpo di fortuna
«Forma, effetto sullo spazio ed espressione», sottolinea Michel Eigensatz, «come pure il legame con il luogo e l’adeguatezza dell’intervento sono sempre al centro delle nostre riflessioni.» Occuparsi intensamente di un progetto su numerosi livelli permette agli architetti un grande studio. I loro lavori non cercano mai di essere solo la soluzione del compito, ma anche di offrire sempre un contributo alla cultura e al discorso attuale. Perciò gli architetti considerano un colpo di fortuna il fatto che entrambe le case si trovino in Bassa Engadina, l’ambiente caratterizzato da una forte cultura. se-architekten.ch

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