Inversione die tendenza in Ticino

04/10/2017

Il Ticino non vanta una storia nel settore delle costruzioni in legno. Nell’angolo più soleggiato della Svizzera i committenti puntano tradizionalmente alla muratura. Per molto tempo ai carpentieri non rimaneva pertanto che occuparsi del tetto.

Eppure Luca Pagnamenta, presidente della sezione Ticino/ Moesa, guarda con fiducia al futuro, poiché negli ultimi dieci anni il cambiamento è stato percepibile.

Nel 2003 i membri della fondazione, tra cui l’imprenditore della costruzione in legno Bruno Korell, avviavano un primo tentativo, fallendo. Nel 2004 è andata meglio: è stata infatti creata la sezione Ticino/Moesa di Holzbau Schweiz, con Korell alla presidenza. Dal 2015 è Luca Pagnamenta a rivestire questa carica. Il quarantenne conosce bene le dinamiche del settore della costruzione in legno ticinese. La rivista di settore «Wir Holzbauer» gli ha chiesto qual è il valore delle costruzioni in legno nel lato sud delle Alpi e a cosa si dedicano le aziende. Nell’intervista Pagnamenta parla di sfide, della mancanza di personale specializzato e della concorrenza. 

Nella Svizzera tedesca la costruzione in legno è fortemente radicata: dagli chalet di montagna del Vallese con la loro struttura in legno a vista alle case in legno tavolate dell’Appenzello; nell’Oberland bernese sono i timpani ad arco a caratterizzare le costruzioni in legno e nell’Unterland le costruzioni a travature reticolari sono disseminate ovunque. Qual è la situazione in Ticino? Signor Pagnamenta, si può parlare anche qui di una vera e propria tradizione nel settore delle costruzioni in legno?
Una vera e propria storia nel settore delle costruzioni in legno in Ticino non ce l’abbiamo. La nostra cultura edile è fortemente radicata nelle opere di muratura. Chiunque conosce il nostro rustico. Sono le costruzioni in pietra a contraddistinguere il paesaggio architettonico del Ticino. È con questa cultura edile che sono cresciute le carpenterie: la maggior parte si occupa di eseguire opere sul tetto, che è in fondo l’unica parte che resta nelle tradizionali costruzioni in muratura. Vi sono poi molte aziende miste, come la nostra: la Aurelio Pagnamenta SA dà lavoro infatti a carpentieri, copritetto e lattonieri, che oltre ai lavori di carpenteria svolgono anche opere di copertura tetti e lattoneria.

In Svizzera si costruisce eccome: secondo l’Ufficio federale di statistica nel 2015 circa 7500 nuove case monofamiliari e quasi 5000 case plurifamiliari. Da anni il tasso di costruzioni in legno per case mono e plurifamiliari è in continua crescita. Qual è la situazione in Ticino?
Si sta verificando un’inversione di tendenza, piano piano le costruzioni in legno sembrano prendere campo anche qui. Questo trend è iniziato circa dieci anni fa, dando un impulso al cambiamento anche alle aziende ticinesi che hanno dovuto adattarsi al mercato e alla nuova domanda: l’attività dei carpentieri non è più circoscritta alle opere sul tetto, ma deve fare i conti con dimensioni maggiori. Gli edifici in legno che vengono costruiti in Ticino sono infatti sempre più imponenti. Case monofamiliari, edifici commerciali o pubblici. Si sta facendo molto, ma non ancora abbastanza.

È necessaria dunque ancora un’opera di sensibilizzazione per un’edilizia in legno presso committenti e architetti?
Sì, possiamo metterla in questi termini. Non esiste un quadro maturato nel tempo al quale possiamo aggrapparci o anche solo far riferimento. Oltretutto il pubblico ha le sue riserve in merito all’impiego del legno come materiale da costruzione. Inoltre le costruzioni in muratura sono estremamente diffuse, conosciute e apprezzate perché funzionano. Il nostro settore deve lottare contro questa mentalità argomentando i vantaggi forniti da una struttura leggera. Ci vorrebbero anche più architetti disposti a progettare opere in legno. A questo si aggiunge anche che i committenti privati stanno attraversando una situazione finanziaria spinosa, e questo vale per l’intero settore edilizio. La classe media in Ticino non può quasi più permettersi di far costruire una casa di proprietà, e se le case monofamiliari vengono realizzate in legno, in molti casi non sono aziende ticinesi, ma ditte o imprese estere o dalla Svizzera tedesca, a eseguire i lavori.

Riassumendo, questo significa che la costruzione in legno su strutture di grandi dimensioni sta prendendo campo in Ticino, anche se lentamente. Un buon segno per il settore, non c’è dubbio. D’altra parte le imprese ticinesi dell’edilizia in legno non sempre fanno parte della catena di creazione del valore. Da cosa dipende questo aspetto?
Nella Svizzera tedesca le costruzioni in legno sono forti di una lunga tradizione e le aziende, grazie alla loro esperienza, hanno potuto svilupparsi. Le carpenterie locali hanno raggiunto spesso un livello elevato di fabbricazione industriale. Il numero delle aziende locali in questo settore è invece ancora esiguo perché il mercato ha iniziato a svilupparsi soltanto negli ultimi anni. Diamo un’occhiata al settore delle case monofamiliari: molte commesse sono affidate a grandi aziende attive nella costruzione in legno provenienti dai cantoni settentrionali. Forti della loro esperienza pluriennale, in qualità di appaltatori generali seguono i progetti dalla pianificazione all’installazione, offrono un’esecuzione dei lavori rapida attraverso prefabbricati e diverse prestazioni erogate da un’unica azienda. Non di rado la preparazione degli elementi avviene nella Svizzera tedesca mentre l’installazione della struttura è in mano alle nostre aziende. Ci fanno concorrenza le conoscenze di settore della Svizzera tedesca e i prezzi dell’Italia e degli altri paesi.

Il mercato è altamente competitivo. Come si protegge dalla concorrenza dei paesi limitrofi?
Se la concorrenza è equa, non la temiamo. In primis si tratta di rispondere a degli standard di qualità, di ottemperare al CCL, di offrire un pagamento equo nonché condizioni di lavoro adeguate e sicurezza sul lavoro. Al fine di garantire questi standard, in Ticino è in vigore il registro professionale della LIA (Legge sulle imprese artigianali). Dall’ottobre del 2016 tutte le imprese che svolgono attività artigianali in Ticino (pertanto imprese dal Ticino stesso, ma anche dal resto della Svizzera o dall’estero) sono tenute a iscriversi. Non è ammessa l’esecuzione di lavori artigianali in mancanza dell’iscrizione.

Lei definisce il Ticino il «più grande datore di lavoro dell’Italia». Più di 60 000 lavoratori frontalieri viaggiano ogni giorno dall’Italia verso il sud della Svizzera. Ben un quarto dei posti di lavoro in Ticino è occupato da italiani. Questo è un aspetto positivo o negativo?
Né l’uno né l’altro. In determinati settori come in quello edile c’è sempre stata una quota consistente di forza lavoro proveniente dalle regioni confinanti. Non sarebbe possibile lavorare solo con forza lavoro del posto. Tuttavia, dall’introduzione dei trattati bilaterali il numero dei frontalieri in altri settori di attività è aumentato considerevolmente esercitando pressione sui lavoratori locali. I frontalieri possono vivere in Italia relativamente bene con stipendi molto più bassi e non tutte le professioni sono regolate con un CCL. Ci preoccupano di più le aziende italiane che operano in Svizzera. L’Italia attraversa ormai da anni una crisi economica e le aziende hanno scoperto da noi un nuovo mercato. Il risultato è un mercato di piccole dimensioni popolato da tantissimi concorrenti, in cui i prezzi non possono che precipitare.

Il personale qualificato non proviene soltanto dalla regione limitrofa, ma anche dalle proprie fila. E questa è proprio la buona notizia: il numero di futuri carpentieri in Ticino è raddoppiato e si attesta quest’anno a 16 apprendisti nel primo anno di apprendistato. In generale la formazione e l’immagine del carpentiere godono di una buona fama nella Sua regione?
Il quadro sta cambiando in positivo, come vediamo ora dal numero di apprendisti. Come tante altre regioni anche noi lottiamo, come abbiamo sempre fatto, contro l’opinione diffusa nella popolazione che gli allievi con potenziale debbano studiare in università. A questo proposito sta avvenendo un cambiamento, anche se gradualmente. La gente si rende conto che un apprendistato apre comunque diverse porte del mondo del lavoro.

Dobbiamo guidare questo cambiamento di immagine. Inoltre intendiamo aumentare la qualità dei nostri collaboratori, motivo per cui desideriamo offrire una formazione da affiancare al lavoro. Sarà rivolta principalmente al personale che non presenta titoli di specializzazione, ma che vanta una esperienza pluriennale nel settore della costruzione in legno e non ha mai avuto l’opportunità di frequentare un apprendistato. Per questi lavoratori sarà un’occasione per recuperare.

Quali progetti ha in serbo la sezione Ticino/Moesa anche per altri settori nel futuro prossimo?
Le aziende dei membri sono rappresentate con regolarità nelle fiere di settore. Insieme ad altri operatori del settore dell’edilizia mostriamo le numerose possibilità delle professioni oggetto di apprendistato. Il nostro obiettivo non è solo quello di sensibilizzare le nuove leve, il pubblico giovane. Vogliamo continuare a crescere anche come struttura associativa. Al momento attuale la sezione Ticino/Moesa presenta 15 membri. Alla luce delle richieste depositate per l’iscrizione al registro, in Ticino sono 170 le ditte operanti nel settore dell’edilizia in legno e della copertura tetti. C’è dunque ampio spazio di manovra.

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