«La strada semplice non è sempre la migliore»

25/06/2019

Lo afferma Simon Beeler, responsabile presso Implenia del reparto costruzioni in legno per la Svizzera tedesca. Il maestro carpentiere è dell’opinione che chi è ancora alle prime armi con il BIM non debba arrendersi subito, neanche quando si frappongono ostacoli o persone.

Le sue prime esperienze con il BIM e con la collaborazione digitale risalgono già al 2012. Nell’intervista Beeler spiega perché è positivo che gli utilizzatori commettano errori e come mai Implenia abbia deciso di legare alla tecnologia BIM tutti i suoi futuri progetti.

Signor Beeler, che ruolo svolge il BIM in Implenia?
Del BIM si discute già da tempo. Nel centro tecnico c’è un ufficio che se ne occupa per tutto il gruppo: per l’edilizia speciale, la costruzione delle gallerie, lo sviluppo dei progetti o appunto le costruzioni in legno. Tutto passa per questo speciale ufficio addetto al BIM dove operano dieci collaboratori specializzati in sviluppo del software e architettura. Una delle maggiori sfide è l’interfaccia tra i diversi programmi. La domanda che fondamentalmente si pone è: che lingua parla il BIM? Tutti gli attori devono capirsi, programmi compresi. Per questo ogni anno organizziamo in Implenia un BIM Day dove produttori di software e hardware possono presentare le loro soluzioni.

La prima volta che ha avuto a che fare con BIM è stata nel 2012, in occasione della costruzione della casa degli elefanti allo zoo di Zurigo. Cosa ha reso necessaria la collaborazione digitale in quel contesto?
In quell’occasione non fu tanto il BIM in sé e per sé, quanto la necessità di poter pianificare in modo coordinato. La sfida maggiore risiedeva nel fatto che si trattava di un progetto complesso che poteva essere coordinato solo in un modello 3D. Ogni singolo metro quadrato del tetto è un progetto a sé. Il tetto ha una forma libera in cui nessuna apertura è come l’altra e nessun elemento è come l’altro. Gli architetti hanno optato per la progettazione parametrizzata. Per ovvi motivi non abbiamo esitato a saltare sul treno. Giusto per avere un’idea delle tempistiche: il progetto è partito nell’autunno del 2011, a maggio 2012 abbiamo iniziato a lavorare sul cantiere. Se pianificato in maniera tradizionale, sarebbe stato impossibile rientrare nei tempi richiesti.

Veniamo a un nuovo progetto: il complesso residenziale Krokodil nel quartiere Lokstadt di Winterthur. Qui il BIM era già richiesto in fase di gara. Dunque come per tutti i concorsi che Implenia organizza quale committente delle costruzioni. Come mai?
È una decisione presa a livello di Gruppo. Nel progetto «Krokodil» andiamo a fondo nei temi BIM e sostenibilità. Lokstadt persegue l’obiettivo della Società a 2000 Watt. Ormai tutti i committenti puntano a portare la sostenibilità nel cuore della città. Il BIM permette di predefinire il tutto in modo tale che questo obiettivo possa essere effettivamente realizzato. Un altro vantaggio è poter alla fine consegnare al cliente finale un modello di edificio.

Pensa che il progetto Krokodil non sarebbe realizzabile senza BIM?
Certo che lo si potrebbe, come qualsiasi edificio. Con BIM possiamo però individuare collisioni e possibili problemi già in fase di progettazione e non solo al momento dell’esecuzione. 

Holzbau SchweizIl portale della industria costruire in legno svizzera