«Ponetevi degli obiettivi!»

02/07/2019

Progetta i processi di digitalizzazione funzionale e li attua: è Anne Nyffeler, disegnatrice edile e architetto. Ha avviato la trasformazione digitale connessa con la tecnologia BIM nello studio di ingegneria Pirmin Jung Schweiz AG.

Il principale fattore di successo presso lo studio è stato ed è una cultura aziendale aperta. E con BIM Level 2, il prossimo traguardo digitale fa già capolino dalla porta. Ripercorriamo però prima le tappe iniziali: da dove è partita Anne Nyffeler.

Ha iniziato da Pirmin Jung Schweiz AG con un grosso incarico mentre lavorava alla sua tesi di master: «Sviluppo d’impresa e di progetto attraverso la pianificazione, la costruzione e l’utilizzazione virtuali: la digitalizzazione di uno studio di ingegneria interdisciplinare». Come si presentava lo studio quando ha iniziato nel 2013?
Le basi erano buone: lo studio ha una cultura aziendale trasparente. Per esempio, aveva già messo a punto una propria rete Intranet nel 2011 che permetteva ai collaboratori di condividere esperienze e informazioni tramite un sistema di gestione del sapere. Sulla piattaforma, inoltre, tutti possono visualizzare il volume corrente delle commesse e chi sta lavorando su determinati progetti.

Quali sono concretamente i suoi obiettivi?
L’intento è realizzare una banca dati centrale dei progetti, modellata sul sistema intranet già in uso per la gestione delle informazioni e del sapere aziendale. Partendo da qui, l’idea è di automatizzare le fasi e i processi di lavoro, sfruttando un sistema continuo e immediato di apprendimento dai nostri progetti di costruzione. Per far sì che ciò sia possibile, organizziamo specifici corsi di formazione teorica e pratica, in cui i collaboratori elaborano possibili strategie di approccio a nuove situazioni progettuali e piani operativi indicanti i diversi passaggi e partner nella costruzione. Per esempio entro quando deve essere pronto il modello in 3D e quali modelli e progetti permette di creare. Occorre indagare insieme ai collaboratori su quali sono gli strumenti digitali giusti e svilupparli in modo tale che questi ultimi possano elaborare progetti di alta qualità, sempre però traendone anche soddisfazione e gioia personale.

Nella sua tesi parla anche di VDC – Virtual Design and Construction. Che ruolo hanno giocato il VDC e il BIM?
La digitalizzazione di uno studio di ingegneria comporta enormi cambiamenti in termini di processi, assegnazioni, responsabilità e networking. A nostro avviso, il termine BIM non è sufficiente per descrivere una trasformazione di tale portata. Per questo utilizziamo il termine VDC, arrivato dagli Stati Uniti, per descrivere il cambiamento dei metodi. BIM esprime invece un concetto tecnico, ovvero il modello digitale dell’edificio quale database di informazioni sull’edificio stesso.

Da dove si comincia quando si vuole digitalizzare un ufficio? Lei ha fatto innanzitutto il punto della situazione, includendo sia l’amministrazione che la regolare attività. Quali sono stati per lei i fattori rilevanti?
Per me è stata importante la base: qual è la cultura dello studio? Perché cambiamenti radicali di questo tipo possono avvenire solo in presenza di una cultura aperta. Poi ho dato uno sguardo all’infrastruttura tecnica. Era ed è di buon livello, è moderna e ben organizzata. Le singole sezioni sono configurate in maniera diversa in base a chi vi lavora. La fisica delle costruzioni è ad esempio quella con il maggior numero di interfacce software con il mondo esterno. In un sondaggio tra i collaboratori ho cercato di esaminare quanto i collaboratori ne capissero dell’argomento. Sono stati esaminati quali casi studio i progetti in corso con richieste VDC e BIM, poi valutati con l’obiettivo di definire possibili difficoltà, potenzialità, punti focali e obiettivi.

Il processo di trasformazione digitale è terminato?
No. Il processo è tuttora in corso. Sono stati creati i fondamenti tecnici e di processo per lavorare con il BIM al livello 1: progettare sfruttando una struttura dati comune secondo un modello di collaborazione di tipo convenzionale. Il prossimo traguardo è portare il lavoro con il BIM al livello 2: fare in modo che i partecipanti alla costruzione collaborino sulla base del modello digitale dell’edificio.

In fatto di digitalizzazione siete già qualche passo avanti rispetto a molte imprese di costruzione in legno. Che consiglio si sente di dare a chi deve ancora decidere se iniziare a lavorare con BIM?
Ponetevi degli obiettivi! Dove le cose non funzionano come dovrebbero, cosa dovreste cambiare e quali vantaggi pensate di ricavarne? Nessuno vuole sprecare risorse. Fare un’autoanalisi critica non solo vi permette di capire in che direzione andare, ma anche di stabilire chi può aiutarvi nella realizzazione del vostro progetto, altrimenti rischiate di perdervi nella giungla delle possibilità e delle offerte. pirminjung.ch

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