Realizzato con legno Svizzero, ovviamente

22/09/2016

Per Guido Thalmann non esistono se o ma: se la sua azienda di Willisau doveva essere ampliata, doveva essere utilizzato legno svizzero.

Il nuovo impianto per il trattamento di impregnazione in autoclave di Willisau ha bisogno di spazio. E di un tetto sopra la testa. Ovviamente, meglio se in legno svizzero. Guido Thalmann, amministratore e titolare dell’azienda, si impegna a promuovere l’utilizzo di prodotti disponibili sul mercato svizzero. La prima volta in occasione della costruzione del nuovo magazzino e del capannone per la produzione nel 2012, poi per la realizzazione dell’impianto per il trattamento di impregnazione in autoclave nel 2015 e ora, nell’estate del 2016, per un nuovo magazzino. Senza mai abbandonare il legno svizzero. 


Struttura in legno massello per il capannone per il trattamento di impregnazione in autoclave

La Willisau Holz lavora il legno dal 1913 e fino al 1966 possedeva anche una segheria propria. Negli ultimi 15 anni l’attività si è costantemente evoluta, soprattutto per rispondere alle richieste del mercato. È nata così la nuova generazione di preservanti del legno, incolore e privi di metalli pesanti. Dopo il trattamento con l’impregnante il legno non assume più una colorazione marrone o verdastra, ma mantiene il suo aspetto naturale e anche nel processo di ingrigimento non si notano più differenze notevoli rispetto al legno non trattato. A questo si aggiungono i controlli di qualità esterni. La recente introduzione della Legge sui prodotti da costruzione e dell’Ordinanza concernente l’immissione sul mercato e l’utilizzazione di biocidi (Obioc) ha posto l’intero settore di fronte a una sfida importante. Le aziende che riescono a soddisfare questi standard elevati vengono certificate attraverso il marchio di qualità Lignum. Nella Imprägnierwerk di Willisau con il nuovo impianto per il trattamento di impregnazione in autoclave si intende quindi rispondere a questi requisiti. Lo scorso anno la Wenger Holzbau AG di Steffisburg e la Kurmann Holzbau AG di Willisau hanno realizzato il nuovo capannone di produzione per l’impianto in sole otto settimane – compresi i lavori edili per l’ampio bacino di accumulo delle acque piovane. L’impianto per il trattamento di impregnazione in autoclave con un diametro di 1,60 metri e una lunghezza di 12,50 metri oggi è posizionato sotto una tettoia in legno sostenuta da una struttura nello stesso materiale. Per la realizzazione di questo capannone sono stati utilizzati 23 metri cubi di legno massello svizzero e altri cinque metri cubi di pannelli OSB. Come preservante del legno per il nuovo impianto è stato utilizzato il BKD 5 senza metalli pesanti e incolore. Si tratta di un’opera unica nel suo genere in Svizzera.


Travi in legno lamellare per il nuovo magazzino

L’ultimo magazzino realizzato nel 2016, con le sue forme snelle e semplici, si collega al capannone del 2012. La struttura portante del tetto in legno poggia su pilastri in acciaio e copre una superficie di 1000 metri quadrati. I progettisti e gli ingegneri di Zaugg und Partner, Herzogenbuchsee, hanno dovuto integrare in particolare la logistica di magazzino nell’idea originale e tenere conto anche delle strutture costruttive di collegamento con il capannone confinante. In questo caso il sistema di drenaggio del tetto e la pendenza sono stati adeguati al livello esistente. Zaugg AG di Rohrbach è riuscita a terminare il capannone in sole nove settimane. Per la struttura è stato utilizzato legno lamellare, mentre nel capannone sono stati realizzati pannelli multistrato per i rivestimenti esterni, incluse le sottostrutture. L’intera costruzione, compresi i pannelli multistrato, ha richiesto 122 metri cubi di legno svizzero. 

Una chiara dichiarazione di fiducia verso la piazza produttiva svizzera

Per la costruzione dell’impianto per il trattamento di impregnazione in autoclave, inclusi gli edifici, Thalmann ha investito 425 000 franchi, il nuovo magazzino ha richiesto invece circa 500 000 franchi, in entrambi i casi senza considerare i terreni. Secondo Thalmann, costruire con il legno svizzero è costato sicuramente un po’ in più, ma con una pianificazione razionale e coerente è stato possibile anche risparmiare e ottimizzare i progetti edili. «I maggiori costi derivanti dall’utilizzo del legno svizzero hanno inciso soltanto per il tre percento sull’intero investimento, escludendo il prezzo del terreno», secondo i calcoli del dirigente aziendale. «Questo rappresenta da un lato un ulteriore voce di costo, ma dall’altro è una chiara dichiarazione di fiducia verso la piazza produttiva svizzera, volta a favorire la collaborazione con la catena di creazione del valore locale.» In questo modo il bosco può fornire il legno e le segherie, che rientrano anch’esse tra i fornitori e clienti, possono mettere a disposizione delle aziende di lavorazione le loro materie prime. «Gli opportunisti non ci servono», afferma Thalmann con decisione. «Non esiste un piano B, altrimenti possiamo fare tutti le valigie e trasformare il bosco in un parco divertimenti o una riserva naturale.»

Tuttavia anche Thalmann deve importare una parte del legno grezzo dalle nazioni confinanti. Come dichiara infatti l’imprenditore, per realizzare i pali in legno, ad esempio, le quantità e la qualità fornite dei boschi svizzeri non sarebbero sufficienti. Non si tratta però di una contraddizione, perché al primo posto per lui c’è sempre il legno svizzero. Una maggiore sensibilità generale verso il luogo di provenienza del legno sarebbe tuttavia importante e potrebbe essere raggiunta, ad esempio, attraverso la dichiarazione della provenienza. «Durante la vendita dei nostri prodotti spesso notiamo che i committenti o gli investitori non sono contrari a utilizzare il legno svizzero per le loro opere. Molti committenti, addirittura, danno per scontato che il legno utilizzato nelle costruzioni provenga dalla Svizzera, dal momento che il nostro paese dispone di ampie zone boschive.»

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