Un cambiamento, due punti di vista

21/12/2018

Holzbau Schweiz senza Hans Rupli? Sembra quasi inconcepibile. Eppure tra poco sarà così. Tra meno di un anno, il carpentiere e architetto lascerà la sua carica. Il suo successore, Hansjörg Steiner, è già pronto ai blocchi di partenza.

L’associazione pertanto si trova di fronte a un importante cambiamento, sul piano sia del personale che strategico. Un cambiamento che solleva alcune domande, non ultimo da parte dello stesso presidente e del suo successore. È quindi tempo che Steiner e Rupli diano risposta, l’un l’altro, a tali quesiti.

 

Hans Rupli: Caro Hansjörg, innanzitutto congratulazioni per la nomina a presidente centrale di Holzbau Schweiz dal 2019. Come hai festeggiato?
Hansjörg Steiner:
Ti ringrazio. I festeggiamenti sono stati abbastanza morigerati. Mi ha fatto molto piacere che la mia compagna e due dei miei quattro figli mi abbiano accompagnato all'assemblea generale. È una conferma che questa nomina è di grande importanza anche per loro.

Tu stesso ti sei candidato per questa nomina. Mi interesserebbe conoscere il motivo che ti ha spinto a farlo.
Mi affascina il cambiamento che sta avendo luogo nella presidenza: un passaggio da te, che hai lavorato esclusivamente per l'associazione, a me, che porterò avanti la carica in un sistema di milizia. Credo che funzionerà. Mi sono già confrontato su questo aspetto con diverse persone all'interno dell'associazione. Regna incertezza di fronte al cambiamento e sul periodo che seguirà. Ma in un'associazione non si è da soli. Per questo motivo, con l'approssimarsi della data del passaggio, abbiamo coinvolto anche i membri della direzione centrale e la sede centrale.

Quali obiettivi ti sei posto per il tuo mandato?
È importante che tutti i soci dell'associazione sappiano che verrà operato un cambiamento radicale. Non rivestirò la carica di presidente a tempo pieno, come hai fatto tu. In parallelo al lavoro per la mia impresa, potrò dedicare alla presidenza solamente il 30-40% del mio tempo. Pertanto il mio principale obiettivo è svolgere le mansioni in collaborazione con altri in un'ottica di massima efficienza. Un risultato di questo tipo è possibile solo attraverso un sostegno diffuso, da solo sarebbe impossibile. Il supporto verrà fornito dalla direzione centrale e dalla sede centrale, che con il cambio di presidenza si assumeranno alcune mansioni e cariche aggiuntive.

C'è un progetto speciale che vorresti portare avanti in qualità di presidente?
Un progetto speciale sarebbe avvicinarsi ancora di più alle aziende come associazione. Per ora questa è una mia valutazione personale. Sarebbe bello riuscire nell'intento. So che è necessario bilanciare la spinta propulsiva con il contestuale coinvolgimento dei soci nello sviluppo. Alcuni argomenti devono essere affrontati con rapidità ed energia, altri progetti possono essere decelerati e supportati da una base più ampia. Per le persone è più facile identificarsi in un progetto quando sono coinvolte nel suo sviluppo. Per altri progetti, come ad esempio il contratto collettivo di lavoro, si mettono i soci di fronte al fatto compiuto. Sono tutti imprenditori, come me. E a me non piace esser messo di fronte al fatto compiuto. Ciò rende anche più difficile motivare le persone alla collaborazione, è più probabile invece che si creino resistenze. Pertanto, i soci dell'associazione devono essere coinvolti fin dall'inizio, così che possano contribuire allo sviluppo. È proprio questo che vorrei cambiare: cercare come primo passo di suscitare entusiasmo nel settore verso l'obiettivo. Mi riterrei molto soddisfatto se riuscissi nell'intento. Hans, ti sei occupato di tantissime questioni da solo, avvalendoti solo di un piccolo team. Mi domando dove tu abbia trovato questa energia. È stato un lavoro immane! Hai aperto la strada, conseguendo importanti obiettivi e trascinando con te il settore, anche nonostante le numerose resistenze.

Quale credi sarà la sfida maggiore che dovrai affrontare?
Di certo la gestione del mio tempo personale. Oltre alla presidenza, i miei figli e la mia compagna rivestono un ruolo molto importante nella mia vita. Senza dimenticare poi la nostra azienda. Ho fondato io la Schäfer Holzbautechnik AG, l'impresa occupa un posto speciale nel mio cuore, è molto importante per me. La sfida più grande sarà riuscire a gestire tutto. E anche me stesso, così da non finire per rimanere deluso di me. Sono quindi molto grato di avere ancora un anno prima di entrare in carica così da potermi guardare intorno in tutta calma e valutare bene ciò che è importante per me e cosa non lo è. Sarà tempo prezioso.

Se potessi esprimere un desiderio, quale sarebbe?
Che i membri della direzione centrale mantenessero la promessa che hanno fatto a te e a me. Che si impegnassero a svolgere il proprio lavoro con un approccio strategico, affrontando le questioni senza aspettare che le cose succedano. Sarà cosa buona se terranno fede a tale promessa. Sono proprio curioso.

Guardandoti indietro, qual è stata la decisione migliore nella tua carriera professionale?
Questa è facile. Essermi reso indipendente con la mia azienda. Mettermi in proprio è stata di gran lunga la decisione migliore che abbia mai preso.

Ti sei concesso una pausa di due anni per viaggiare per il mondo. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
È stata una decisione molto particolare. Ho infatti fondato la nostra azienda a gennaio del 2003 e solo sei mesi dopo mi trovavo in viaggio intorno al mondo con la mia famiglia e il camper. Durante la mia assenza rientravo al lavoro ogni due mesi. Ma ben presto ho notato che in realtà non avevano bisogno di me in azienda. E quindi ho proseguito il mio viaggio attorno al mondo. Quando sono tornato all'ovile nel 2005, pensavo: e ora che faccio? Effettivamente nessuno aveva avuto bisogno di me. Solo poco a poco mi sono reinserito nell'organizzazione. Ho imparato quindi che non ci si dovrebbe prendere troppo sul serio. Non succede nulla se ci si assenta per sei mesi. Altri saltano in sella, persone da cui non te lo saresti mai aspettato. C'è un altro aspetto importante: mi è piaciuto davvero tanto trascorrere del tempo così a stretto contatto con la mia famiglia. Negli spazi ristretti del camper i bambini sono sempre con te. È stata un'esperienza che mi ha molto segnato, sia come uomo, sia come padre. Pertanto oggi sono un gran sostenitore del part-time anche per gli uomini. Da noi in azienda è una realtà e abbiamo avuto ottime esperienze con gli impiegati part-time, senza alcuna eccezione. Dicono tutti: non funziona. Io dico: sì che funziona! È l'unico modello possibile per il futuro. La famiglia deve essere una responsabilità di entrambi, i figli devono percepire la presenza sia del papà che della mamma.

Hansjörg Steiner: Caro Hans, sei presidente centrale di Holzbau Schweiz da quasi vent'anni. Quando hai assunto la carica nel 1999, sapevi cosa ti aspettava?
Hans Rupli: Affatto. Non sapevo a cosa andavo incontro. Inoltre, nello stesso periodo avevo da poco iniziato l'attività presso la mia azienda, la Rupli Holzbau Technik. Ma le mansioni nella direzione centrale dell'associazione mi affascinavano molto. Nel 2003 ho venduto l'azienda e mi sono dedicato allo sviluppo strategico dell'associazione. Nel 1999, Holzbau Schweiz era solo un gruppo specializzato all'interno della Società di Impresari Costruttori. Eravamo più o meno indipendenti, ma contavamo solo tre persone, ossia un direttore, un responsabile tecnico e una segretaria: un quadro nemmeno lontanamente comparabile a ciò che è oggi Holzbau Schweiz.

Guardandoti indietro, qual è il tuo più grande successo?
Direi che il mio più grande successo è stato lo sviluppo generale. Quando sono entrato a far parte di questa istituzione, si chiamava ancora "Associazione svizzera dei carpentieri". La mia situazione ai tempi era simile alla tua oggi: sono stato eletto un anno prima dell'entrata in carica e ho avuto quindi il tempo di ragionare sugli sviluppi successivi. Eravamo un tassello di mosaico all'interno della Società di Impresari Costruttori. Successivamente abbiamo vissuto un'evoluzione strategica che è stata decisiva per l'intero processo di sviluppo: volevamo un'associazione in cui non fosse la professione il punto focale, bensì un'organizzazione di categoria capace di mettere il mercato al centro di tutto. Questo non è un mio successo personale, vi ha contribuito un gran numero di persone.

Ma l'input è partito da te. Non essere modesto.
Sì, è vero, ma anche molti altri vi hanno contribuito, a livello sia concettuale che pratico. Quello che abbiamo oggi è il risultato di un'opera di gruppo. Non puoi fare nulla all'interno di un'associazione che non sia prima stato accettato dalla base e che non venga considerato un'evoluzione proficua. È essenziale che la base ti dia fiducia. Di questo sono molto riconoscente. Per tutto il tempo mi è stata conferita grande fiducia. Non è affatto un aspetto scontato, come ad esempio nel caso dello sviluppo del contratto collettivo di lavoro, che in un certo senso comporta una limitazione della libertà imprenditoriale.

Mano sul cuore: qual è stata la peggior sconfitta durante il tuo mandato?
Può suonare un po' presuntuoso, ma non ci sono state delle vere e proprie sconfitte. Nell'ambito dello sviluppo del contratto collettivo di lavoro vi sono stati scontri di posizione sull'orientamento da dare al contratto. Ma in realtà la base ci ha sempre seguito. E quindi posso dire che la direzione centrale non abbia mai subito una vera sconfitta. E sto volutamente parlando della direzione centrale e non di me, poiché è la direzione che deve sostenere i progetti di fronte all'assemblea dei delegati. Personalmente avrei preferito definire la questione della soluzione di anzianità con un approccio più progressivo. Sono convinto che l'intero settore possa trarre vantaggio da una soluzione intelligente. Ma ho presto capito che i tempi non erano maturi per questa discussione. Quali caratteristiche e quali punti di forza deve mostrare il presidente centrale? Da un lato, il presidente deve avere una precisa visione del futuro. Ciò significa che a livello di pensiero deve essere forse un passo avanti rispetto ai soci. Dall'altro, la sua figura deve essere capace di fondere interessi divergenti e convogliarli in un'unica direzione. In un'associazione di settore il singolo imprenditore ha sempre una propria opinione, come è giusto che sia. Ma in un sistema di decisione democratico ci si può muovere solo nella direzione sostenuta dalla maggioranza. In questo senso il presidente può offrire un importante contributo scegliendo di riunire invece che dividere.

L'assemblea generale del 2019 sarà anche all'insegna della tua uscita. Se potessi esprimere un desiderio per quella serata, quale sarebbe?
Un desiderio ce l'avrei: mi farebbe piacere se l'assemblea generale di Holzbau avesse più un carattere collegiale, e che non si concentrasse su chi lascia l'incarico e chi lo assume. Credo che l'assemblea generale di un'associazione nazionale trasmetta all'esterno un chiaro segnale di forza, di posizionamento del settore e di unità. Il mio desiderio più grande sarebbe che tu all'inizio del tuo mandato ti trovassi di fronte un'assemblea gigantesca e che il settore mostrasse coesione nel più lungo termine. Vi è stata un'occasione in cui l'associazione ha dimostrato estrema unità: al momento dell'uscita dalla Società di Impresari Costruttori.

E dopo l'assemblea generale? Cosa farai concretamente da settembre 2019? Credo che non sia una domanda di poca importanza dopo un mandato così duraturo e significativo. Ti aspetta un cambiamento radicale.
Guardo a quel momento con un atteggiamento di grande rispetto. In effetti nell'associazione, a livello di pensiero, sono sempre stato dieci anni avanti. Per gli affari privati invece sono diverso. È un mio aspetto un po' atipico. Mi è già chiaro che non si prospetta una situazione facile. Non appena mi attivo su altri fronti, vengo identificato subito con la figura del presidente di Holzbau Schweiz.

...comprensibile, no?
Sì, ma fa sorgere immediatamente alcune domande. Prendiamo ad esempio la mia carica di presidente di ISAP: un mandato che ho accettato dichiarando già dall'inizio che l'avrei abbandonato al momento delle mie dimissioni da Holzbau Schweiz. Ma già subito dopo l'elezione, mi sono giunte voci critiche secondo cui mi stessi accaparrando le commesse per la mia impresa privata. E questa non è mai stata mia intenzione. Ora ci si può porre la domanda: devo dare ascolto a queste voci? Per tutti questi 20 anni ho attribuito grande importanza a non creare conflitti d'interesse. Pertanto ho timore a intraprendere già ora le attività per dopo la presidenza. Anche perché lo troverei un peccato se nell'ultimo anno di mandato dessi l'impressione di abusare della mia carica. È qualcosa che voglio proprio evitare. Per me ora non è nemmeno così tassativo restare all'interno del settore, anche se sono molto legato alle costruzioni in legno. Vorrei essere quanto più possibile libero e non precludermi alcuna possibilità di sviluppo. Mi piace lavorare. Non è nella mia natura rallentare da 150% a 50% nel 2019. Devo quindi ancora metter mano alla questione del mio futuro personale.

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